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Come un CEO dei media usa Plaud per mantenere l’attenzione e non perdere i momenti che fanno notizia

Come un CEO dei media usa Plaud per mantenere l’attenzione e non perdere i momenti che fanno notizia

Col passare del tempo, il flusso di lavoro di Daniel si è incentrato sempre meno sul tentativo di trattenere tutto a mente, e sempre più sul confidare che i momenti importanti sarebbero stati ancora lì quando ne avrebbe avuto bisogno.

Daniel gestisce LIVID Magazine e gran parte del suo lavoro si svolge prima di qualsiasi pubblicazione. Le sue giornate sono fatte di interviste, riunioni di redazione, pianificazione dei contenuti e rapide conversazioni con il suo team su come dovrebbe essere la prossima notizia. Sulla carta sembra un flusso di contenuti, in realtà, si tratta di un continuo processo di ascolto, filtraggio e decisione dei momenti che vale la pena riportare.

Per Daniel, una buona intervista raramente segue una linea retta. Ci può essere la preparazione di un argomento o di un elenco di domande, ma il meglio spesso è da tutt’altra parte. Un ospite potrebbe rispondere a una domanda e poi, casualmente, aggiungere qualcosa di più eloquente. Una conversazione potrebbe allontanarsi da quanto pianificato e diventare per questo più interessante. A volte la frase che determina la notizia non è quella che tutti si aspettavano all’inizio.

Questa imprevedibilità è una parte di quello che rende inestimabile il lavoro, oltre a essere anche la componente che lo rende difficile da cogliere. Il team di Daniel non è mai partito dal nulla. Come la maggior parte dei team di redazione aveva appunti, registrazioni e ricordi. Il problema era che le parti più utili di un’intervista non erano evidenti fino alla fine, quando si dava effettivamente forma al pezzo. Fino a quel momento, risultava difficile recuperare le parole esatte.

“Eravamo abituati a prendere appunti o a fidarci di quello che ci saremmo ricordati”, dice Daniel. “In realtà, i momenti migliori sfuggivano”.

Quello che spariva, di solito, non era l’intera conversazione. Daniel ricordava l’ospite, l’argomento e l’orientamento generale dell’intervista, ma il problema era più specifico e riguardava la formulazione. Un ospite diceva qualcosa a caso e tutti riconoscevano che andava bene. Qualche ora, o qualche giorno dopo, però, il team cercava di usare quelle parole rendendosi conto che la battuta non era più la stessa.

“Perdevamo le citazioni esatte”, dice. “E per le interviste e i contenuti è un grosso problema”.

È pratica, non filosofia. Nel lavoro dei media, non sempre basta ricordarsi il significato di qualcosa. Una notizia spesso dipende dalle parole reali che una persona ha usato, in particolare quando trasmettono personalità, tensione o chiarezza. Si può parafrasare un’idea, ma a volte la citazione stessa è quello che fa funzionare il pezzo.

Per Daniel, l’uso di Plaud è iniziato da questo problema specifico. Non stava cercando di cambiare drasticamente il modo in cui lavorava il suo team. Voleva semplicemente rimanere concentrato durante le interviste senza interrompersi continuamente per prendere appunti. Più cercava di cogliere le cose manualmente, più si accorgeva che parte della sua attenzione si allontanava dalla conversazione. Quel compromesso gli era familiare: ascoltare bene e rischiare di dimenticare qualcosa, o documentare con decisione e perdere parte del corso naturale.

“Volevo concentrarmi sull’intervista o sulla conversazione, non nel prendere appunti”, dice.

Una semplice funzione ha cambiato molto le sue abitudini: la sottolineatura. Quando un ospite esprime un concetto forte, Daniel può segnare quel momento e mantenere viva la conversazione. Non deve interromperlo, cambiare strumenti, o decidere al momento se vale la pena prendere nota di una frase. Può semplicemente contrassegnarlo e tornare alla persona davanti a lui.

“Se un ospite esprime un concetto forte, con un tocco mantengo viva la conversazione”, dice.

Un minimo cambio di comportamento importante, perché le interviste dipendono dal ritmo. Una buona conversazione ha il suo ritmo e romperlo può cambiare quello che l’ospite dice in seguito. Per Daniel, il valore aggiunto di Plaud non è solo che lo aiuta a cogliere di più, ma gli consente inoltre di essere più disponibile per la persona con la quale sta parlando, dando al team un modo migliore per riesaminare il materiale in un secondo tempo.

L’effetto arriva anche dopo l’intervista. Una volta terminata la conversazione, Daniel e il suo team possono tornare allo stesso materiale iniziale invece di mettere insieme informazioni da diversi appunti e ricordi parziali. Questo non significa che la responsabilità editoriale sparisce. Il team deve sempre decidere qual è la notizia, quale aspetto è importante e cosa vale la pena pubblicare. Ma prende queste decisioni da un punto di partenza più chiaro.

“Tutti partono dalla stessa materia prima”, dice Daniel.

Questa linea coglie un cambiamento sottile ma importante. In un’azienda mediatica, diverse persone possono ascoltare la stessa conversazione e notare cose diverse. Una persona può concentrarsi sulla citazione, un’altra sul tema più ampio, un’altra ancora sul potenziale del titolo. Plaud non sostituisce quella responsabilità. Fornisce al team una registrazione condivisa sulla quale tornare, per parlare di cosa fare del materiale e non di quello che è stato effettivamente detto.

Nel tempo, il lavoro di Daniel non è più tanto cercare di tenere tutto in testa, ma soprattutto avere la certezza che i momenti importanti ci siano ancora quando servono. Dopo un’intervista, Plaud aiuta a far emergere le citazioni e i temi che il team può effettivamente usare per i contenuti. Questa distinzione è importante. A Daniel non serve un altro posto dove si accumulano le informazioni, ma una modalità che lo riporti alle parti della conversazione che possono fare notizia.

“Le citazioni che avevamo davvero bisogno”, dice, descrivendo quello che Plaud ha aiutato a estrarre dopo una recente intervista.

Nel racconto di Daniel emerge quanto è comune il problema. Non ci sono plateali insuccessi, riunioni che sono andate male o una crisi operativa grave. Il problema è minore e più comune: una buona battuta che sparisce, un tema difficile da ricostruire in un secondo tempo, un momento che sembrava importante ma non era stato colto con sufficiente chiarezza per poter essere usato. Per un media team, queste piccole perdite sono importanti.

Daniel non parla di Plaud come di uno strumento che scrive contenuti per lui. Le idee vengono sempre dall’intervista. Le decisioni redazionali vengono sempre dal team. La notizia deve essere ancora plasmata dalle persone che capiscono quello che è importante. Plaud cambia lo spazio intorno a quel lavoro, riducendo la pressione di cogliere ogni cosa in tempo reale e consentire a Daniel di dedicare la maggior parte del tempo della conversazione a fare la sua parte: ascoltare.

“Plaud non scrive i contenuti per noi”, dice. “Si accerta che la parte migliore non vada persa”.

Per Daniel, il punto è questo. In un’intervista, non è sempre chiaro fin dall’inizio qual è il materiale migliore. A volte appare casualmente nel bel mezzo di una conversazione veloce e diventa palesemente importante solo in un secondo tempo. Il suo lavoro è riconoscere quei momenti e trasformarli in notizie. Plaud aiuta ad avere la certezza che ci siano ancora.

Esserci — Perché ogni conversazione è importante.

 

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